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cota roberto

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha pronunciato in questi giorni una sentenza che sta facendo molto discutere. Nell'esaminare la costituzionalità di una legge del Mississippi che regola l'aborto, consentendolo soltanto entro le prime 15 settimane salvo situazioni particolari, ha stabilito che non esiste una tutela costituzionale federale del diritto ad abortire. In poche parole, saranno i singoli Stati a doverlo regolamentare. I mezzi di informazione in Italia si sono scatenati parlando di ritorno al Medioevo ed in qualche caso hanno utilizzato titoli davvero forti. Ad esempio, La Stampa di Torino ha aperto con “L'America che odia le donne”.

Detto questo, non mi occuperò oggi della questione dell’aborto in quanto trattasi di argomento complesso che difficilmente può essere liquidato in poche righe, ma della correttezza dell’informazione. Non è affatto vero che la sentenza della Corte Suprema vieta l’aborto come semplicisticamente ed ideologicamente si vuole far credere; semplicemente ammette che i singoli Stati possano con proprie leggi regolamentarlo. Anche in Italia esiste una legge, la 194 del 1978 che lo regolamenta. Del resto, da un primo esame, proprio la nostra legge appare più restrittiva rispetto alla pietra della scandalo che sarebbe la legge del Mississippi. Lì l'aborto sarebbe consentito fino a 15 settimane, mentre da noi il tetto è fissato a 12. Allora chi odia di più le donne? Inoltre, sempre a proposito delle conseguenze della decisione della Corte Suprema, non è escluso che come ha richiesto il presidente Biden, venga varata una legge a livello federale che fissi dei principi ai quali i singoli stati dovranno attenersi. Del resto, in democrazia le leggi le approvano i parlamenti e sia i democratici che i repubblicani potranno rappresentare le loro posizioni. La reazione rispetto alla sentenza è stata esagerata: l’ideologia, a volte, acceca.

Buona domenica e buona settimana.

Roberto Cota